Ambroise Paré

Ambroise Paré vide la luce nel 1510 in un villaggio presso Laval nel Maine.
Figlio di un povero artigiano visse nelle condizioni più umili ed intraprese la carriera di “apprendista barbiere”: il che comportava, per l’epoca, la professione della bassa chirurgia.
Ben presto si fece valere e prese parte come chirurgo alle campagne d’Italia dal 1536 al 1542: la terminologia più propria in questo caso era quella di CHIRURGO VULNERARIO.

Il genio e la bravura lo portarono a prestare la sua arte di chirurgo per ben quattro re di Francia: Enrico II, Francesco II, Carlo IX ed Enrico III.

Scrisse parecchie opere di medicina in francese e godette di grande popolarità. Portò fondamentali contributi al campo della chirurgia ed anche a quello dell’ostetricia, con l’innovazione della manovra del rivolgimento durante il parto.

Rivoluzionò totalmente lo stesso concetto di chirurgia. Introdusse il metodo della legatura dei vasi nelle amputazioni (introducendo l’uso di protesi sempre più tecnicamente sofisticate) e la sutura nelle ferite da arma da fuoco, eliminando l’uso di versarvi sopra l’olio bollente e la cauterizzazione con il ferro rovente. A causa dell’abitudine di cucire le ferite, venne a lungo deriso e osteggiato dai suoi colleghi che lo schernivano chiamandolo “sartina”.
A complicare la vita dei chirurghi, erano comparse da tempo le armi da fuoco. Le ferite provocate da queste erano, per il loro carattere particolarmente distruttivo e demolitivo, molto gravi. Le palle penetrate all’interno dei tessuti con corpi estranei di accompagnamento, straccetti di stoffa, schegge, frammenti delle corazze ecc. provocavano lacerazioni minute di vari tessuti, cute, muscoli, ossa, con conseguente cancrena. Queste terribili lesioni fecero pensare erroneamente per almeno due secoli che fossero “avvelenate“. Si credeva che la polvere nera o pirica “ avvelenasse” il proiettile e di conseguenza anche la ferita.
La cura consisteva quindi nell’usare il ferro rovente o in alternativa l’olio bollente allo scopo di distruggere il veleno entrato nella lesione.
La ferita poi doveva suppurare in maniera da “sputar“ fuori il “veleno”.

Un primissimo impiego della disinfezione in alternativa a questa pratica estremamente cruenta si ebbe grazie ad Ambroise Parè. Fu una scoperta casuale di grande importanza pratica, non scientifica, intuitiva e senza una precisa cognizione di causa.

Ambroise Paré fu un grande chirurgo, al punto che Carlo IX re di Francia, dopo la notte di San Bartolomeo (22 Agosto 1572) volle salvargli la vita.
Infatti, qualche giorno prima della celebre notte, il Parè, da medico al di sopra delle parti, ugonotte e cattoliche, aveva assistito con la sua arte il capo ugonotto Ammiraglio di Coligny.
Quindi, nella mattanza degli Ugonotti anche il Parè doveva essere ucciso.
Fu Carlo IX, che pur favorevole alla strage degli Ugonotti,lo salvò dandogli rifugio nei suoi appartamenti esclamando: “Non ha senso ammazzare un uomo che vale tutta l’umanità!”. Infatti il Parè era ormai famoso in tutta Europa per aver imparato con la grande pratica di medico militare, l’ “arte della chirurgia”.
Aveva partecipato insieme al celebre Vesalio alla dissezione del cranio di quattro criminali nel tentativo di capire la posizione della lancia che Enrico II di Francia aveva ricevuto in un occhio dal conte di Montgomery in un torneo amichevole. Purtroppo il celebre consulto non portò a nulla ed il re morì dopo 11 giorni di lenta agonia.

Ambroise Paré, inoltre, nel contesto di una generale riscoperta di ANATOMIA E CHIRURGIA, studiò vari fenomeni di aberrazione naturale, quelli che all’epoca si definivano alla latina i MOSTRI, pur dimensionando molto le sue investigazioni nel MONDO DEGLI ANIMALI.

da Cultura-Barocca

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