Chocolata Inda

Fonte: Wikipedia

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Né graminacea, come il mais, né solanacea come pomodoro, patata e tabacco, è la pianta del CACAO, genere theobromacee“.
Di quest’albero e dei suoi frutti, e della bevanda che si produce, con precisione tratta Antonius Colmenerus de Ledesma, in Chocolata Inda, opusculum de qualitate et natura…, (Norimberga, 1644).
Il libro, originariamente in spagnolo, e tradotto in latino da M. Aurelio Severino Tarsese, con diverse dediche, è custodito anche nella Biblioteca Aprosiana di Ventimiglia (IM).
In primo luogo – scrive l’autore, che dal nome pare piuttosto olandese che spagnolo – multum pinguis crassique humoris e cacacio extillata quod ipse meis oculis in Indis vidi dum eundem ad asperitatem oris leniendam colligerent foeminae.
Evidentemente egli aveva individuato, viaggiando nelle isole caraibiche, l’uso del burro di cacao per lenire le screpolature epidermiche.
Per la quantità di grasso viene confermato dall’industria moderna che il contenuto dei semi ne rappresenta metà del peso.

Da

Da “Chocolata Inda”: Poseidone porta cioccolato dal Messico all’Europa – Fonte: Wikipedia

Una preoccupazione del Colmener, come di altri autori del secolo, verte l’esser in cacacia calorem humiditatemque in grado intenso, cum pariter in illo sit siccitas et frigiditas, a causa della presenza contemporanea, egli spiega, di diversi componenti che renderebbero il cacao tanto caldo quanto freddo, tanto secco quanto umido.
Dopo di ciò l’autore finalmente passa a cose concrete, e spiega che i semi sono macinati, chocolata potione conficienda, dum maturescit in fructis; ma se permansus glutiatur, mangiato acerbo, alvam obturat!
L’uso delle nocciole, avellanae nuces (il cioccolato con nocciole è già preparato nel 1600), pare sia riferibile ad indicazioni farmacologiche: bilis avellanam sequitur, sed roburat alvam… veneris et a furnis liberat offa caput: libera dal peso alla testa.

Come si preparava la cioccolata?
Methodus conficiendi: prima i semi siano tostati (… ante coquantur) poi macinati, ed il prodotto nuovamente riscaldato, ma ne vehementior supponatur ignis, ut butirrosus nimio calore effervescens humor effondatur, a fuoco lento, perché il troppo calore fonderebbe l’umore butirroso.
Gli indigeni, scrive Colmenerus, per fare torte mescolano cacao e farina di polenta (mais): Acolla vocant Indi massam ex mais farina collectam, quam deinde chocolata immiscunt.
Quanto poi alla bevanda … primo quidem modo diluitur chocolata cum aqua frigida… igni admovetur cum saccharo.

da Cultura-Barocca

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