Cristina di Svezia dalla nascita all’abdicazione

IL BIBLIOFILO PROPRIETARIO DI QUESTO MANOSCRITTO, SOLO A CONDIZIONE DI UNO STRETTO ANONIMATO E SENZA AUTORIZZARE ME (BARTOLOMEO DURANTE) ALLA TRASCRIZIONE, MA CONSENTENDOMI SOLO LA PERSONALE LETTURA, MI HA AUTORIZZATO ALLA RIPRODUZIONE DEL “FRONTESPIZIO”. SI TRATTA DI UNA RELAZIONE DI GIOVANNI PESARO (1587 – 1659) CHE SAREBBE POI DIVENUTO DOGE DELLA SERENISSIMA REPUBBLICA DI VENEZIA, IN MERITO AD UNA AMBASCIATA STRAORDINARIA PRESSO IL PONTEFICE ALESSANDRO VII. IL DOCUMENTO, NON PRIVO DI MENDE, DAL CONTESTO SI PUO’ DATARE AL 1655 COME REDATTO IN VENEZIA: E’ IN 4° E RISULTA COMPOSTO DA 26 PAGINE REDATTE IN COMPRENSIBILE GRAFIA CORSIVA. L’AMBASCIATORE PESARO DOVEVA AVER LASCIATA LA CORTE DI ROMA, DELLA QUALE SEGNALA ALCUNE STRANEZZE, NON PRIVO DI SORPRESE SIA IN MERITO ALLA POLITICA PAPALE SIA A PROPOSITO DELLO SFARZO DELLE FESTE TENUTE: LA COSA CHE TUTTAVIA MAGGIORMENTE LO COLPI’, E SULLA QUALE INSISTE, E’ DATA DALL’ANALISI DI ALCUNI ASPETTI DELLA FIGURA DEL PAPA, UOMO PER CERTI LATI CURIOSO ED ANCHE LUGUBRE NELLA SUA OSTENTAZIONE DI FEDE QUANTO NELLE SUE REITERATE POSTULAZIONI SULLA BREVITA’ E FUGACITA’ DELLA VITA UMANA, AL PUNTO DI DI TENERE NELLA SUA STESSA CAMERA, A PERENNE MONITO DELLA MORTE, UNA VERA E PROPRIA BARA.

Nel cuore dell’inverno ghiacciato di Stoccolma, una notte di quattrocento anni fa, l’intero castello reale delle 3 Corone era in apprensione in quanto la Regina di Svezia Eleonora di Brandeburgo stava per dare al glorioso sposo Gustavo Adolfo l’erede al trono = fatto estremamente importante anche dati i tempi permeati da terrificanti venti di guerra (vedi indici).

Gli astrologi avevano detto che “sarebbe stato un maschio, ma che la nascita sarebbe costata la vita al re, alla regina o al bambino stesso: mentre se invece fosse riuscito a sopravvivere 24 ore avrebbe compiuto qualcosa di grande”.

E non solo: il quadro astrale di Cristina coincideva in modo incredibile con quello di suo padre, Gustavo Adolfo. Il che lasciava presagire un destino di gloria pari alla leggenda paterna.
Il nuovo nato invece era una femmina, ma i Re svedesi se ne accorsero solo il giorno dopo: un particolare che con altri segnali spinge molti storici a sostenere che Cristina avesse caratteri ermafroditi (cosa di per se stessa non impossibile ma dati i tempi pur sempre oggetto di atavici timori e al di fuori di potenti protezioni sempre a rischio di destini improbi = vedi sul tema = Daniela Pizzagalli, in La regina di Roma. Vita e misteri di Cristina di Svezia nell’Italia barocca (Rizzoli, 2002) che parla di “ipertrofia clitoridea” = fatto sta come scritto sopra amò liberamente uomini quanto e soprattutto talora con struggente passione e sensualità amò donne non disdegnando affato tra lo stupore epocale di indossare abiti di foggia maschile.

Sarcofago della regina Cristina di Svezia (Grotte Vaticane) – Fonte: Wikipedia

La sua tomba venne riaperta per ben due volte, nel 1943 e nel 1965, seppur per motivi distinti ma in maniera sufficiente che si alimentassero ulteriormente le discussioni sul sesso della regina) Ad ogni modo, Cristina divenne Regina a soli sei anni ed ereditò le gesta eroiche di suo padre Gustavo Adolfo.

Cristina di Svezia a 16 anni – Fonte: Wikipedia

In realtà fino alla maggiore età (18 anni) e quindi fino al 1644 le decisioni spettarono al “Consiglio di Reggenza” presieduto dal potente Cancelliere Axel Oxenstierna: di cui anche in tempi posteriori Cristina si avvalse proficuamente concludendo la Pace con la Danimarca (1645) in forza del trattato di Brombsebro che portò buoni vantaggi territoriali alla Svezia e come detto concorrendo in maniera importante alla pace di Westfalia del 1648 del 1648 che, concludendo la sanguinosa “Guerra dei Trenta Anni”, consegnò alla Corona svedese i possessi di Brema e Rugen.

Axel Oxenstierna – Fonte: Wikipedia

Sulle sue spalle si era però riversato il peso di quella potente ma pesante tradizione gotica o “goticismo” per cui gli svedesi si ritenevano i progenitori dell’Europa e si identificavano con il popolo di Atlantide descritto da Platone.
Le RUNE nordiche venivano orgogliosamente considerate la più antica forma di scrittura umana [il tema delle Rune era all’epoca sosì celebre da rientrare tra gli interessi di Thomas Bartholin esponente di illustri scienziati danesi legati ad A. Aprosio il quale ne scrisse specificatamente collegandole al tema del rinvenimento dei “Corni dei Re Danici” in questa sua opera oggi pressochè introvabile ed in cui, citando anche il Museo Aprosiano all’epoca ancora sito in area veneta, dissertò su collezionismo antiquario, ritrovamenti archeologici, scritture cifrate, epigrafi, reperti purtroppo andati col tempo perduti e, all’uso dell’epoca, cercando di dare del tutto una spiegazione scientifica od in alternativa connessa al magnetismo naturale se non all’astrologia e alla magia]
CRISTINA mentre, in un apparente apogeo, si circondava di artisti e studiosi, soprattutto francesi, portava però in se stessa i tormenti di un’indole inquieta che da un lato si manifestò (con l’appoggio dato da autentica Mecenate) ad artisti e attori (a Lei si deve l’introduzione a corte della passione per il teatro e gli spettacoli) con un primo serio errore (quello di intaccare il Tesoro della Corona suscitanto l’ostilità d’una parte del Senato) e che dall’altro, più intimamente, prese a tormentare il suo animo refrattario alla stabilità che poteva derivare dalla necessaria esigenza degli obbligi di governo quanto di un necessario di un matrimonio per ragioni dinastiche: cosa che vale la pena se non la necessità di approfondire leggendo qui le integrazioni documentarie superstiti.

La regina Cristina discute col filosofo francese Cartesio (particolare di un dipinto allegorico del XIX secolo) – Fonte: Wikipedia

Nell’auspicio forse di risolvere dubbi vieppiù angoscianti Cristina forse a molti si rivolse e certo -nella sua ottica- non potè far a meno la Regina di convocare il grande filosofo razionalista CARTESIO di cui aveva letto quasi solo il trattato Les Passions de l’Ame (“Le Passioni dell’Anima”) sì da potersi ipotizzare che più che più che di metafisica e fisica Lei intendesse principalmente occuparsi di questioni morali contenute nell’opera: vedi anche E. Cassirer, Dhrottning Cristina och Cartesio, Stoccolma, 1940, pp. 7 – 56: e dello stesso Descartes. Lehere, Personlickeit, Wirkung, 1939 = e su quanto sopra affermato si veda l’utilissimo lavoro a più mani: W. Di Palma, T. Bovi, B. Lindberg, F. Abbri, M. L. Rodén, S. Rotta, G. Iacovelli, S. Akermann, F. Craaford, Cristina di Svezia, Scienza ed Alchimia nella Roma Barocca, Edizioni Dedalo, 1990.
Il dibattito sulle Passioni dell’Anima era estremamente in auge all’epoca ed a lungo sarebbe continuato come si vede da quest’opera molto rara, ferme le restanti postazioni: una retrostoria riporta a quanto già ne scrisse G. Fracastoro nel contesto di una vasta produzione di cui qui si propongono alcune opere digitalizzate:in merito alla specificità dell’argomento di matrice di filosofia morale (certo con implicazioni di varia natura non esclusa quella medica) nulla impedisce di credere che Cristina intendesse approfondire, con l’autorità di un filosofo famoso, quanto già aveva sentito almeno dibattere della questione, ferma restando la facoltà di dissertare sulla sua contrastata e attestata convinzione di quanto fosse possibile regnare, specialmente per una donna, al segno di ipotizzare e quindi portare ad effetto clamorosa quanto tuttora discussa abdicazione sia che la sia analizzi secondo la linea tradizionale storico-politica od in forza di un’interpretazione che tenga anche conto di influenze profetico-millenaristiche.

Il pur fruttuoso e affascinante rapporto con Cartesio ebbe però una fine drammatica con la morte per polmonite del pensatore anche se in tempi posteriori si avanzò l’ipotesi che lo stesso fosse stato avvelenato per maneggi della Corte Papale di Roma timorosa che egli impedisse la conversione al cattolicesimo della Regina.

Sébastien Bourdon, Ritratto di Cristina di Svezia. Olio su tela, 72 x 58 cm. Stoccolma, Nationalmuseum. [Fonte: Wikipedia]

Cristina -curiosa di ogni forma di lettura non esclusa quella di testi proibitissimi in ambito non solo cattolico- spende una fortuna per ottenere una copia del libro all’Indice “I tre Arci-Impostori”, un’opera contro Mose’, Gesu’ e Maometto.
La regina fonda anche un ordine cavalleresco: l’Ordine dell’Amaranta. Il suo simbolo è una pianta che nella tradizione ermetica cresceva nella Colchide, la leggendaria terra degli Argonauti.
Non solo: l’alchimista Johannes Franck, descrive il suo futuro regno come il compimento della profezia di Paracelso sul sorgere di una monarchia “metallica” nel Nord.

Moneta con effigie di Cristina, 1645 – Fonte: Wikipedia

Ma non e’ così: Cristina rifiuta il matrimonio a cui sarebbe obbligata come regina. E abdica alla corona. Con l’aiuto di due Gesuiti giunti da Roma in missione segreta Cristina spedisce tutta la sua biblioteca e le sue collezioni d’Arte = un insieme culturale che aveva invero altresì molte caratteristiche in comune con quei monuenti sinergici della cultura epocale che erano le “Camere delle Meraviglie” o Wunderkammer.

E si prepara a lasciare Stoccolma. Ma qual e’ il vero motivo della sua rinuncia? Rifiuto del matrimonio, reale conversione cattolica, paura di governare o cos’altro?”

Il 19 dicembre 1655 CRISTINA DI SVEZIA, ufficialmente convertita al cattolicesimo, fa ingresso a Roma. Entra da Porta Pertusa, fatta riaprire per l’occasione da PAPA ALESSANDRO VII
che la accoglie a braccia aperte ma che col tempo le instilla una sua certa
VISIONE CUPA DELLA VITA ED UN INDIRETTO TERRORE PER LA MORTE FISICA
di cui rimangono TESTIMONIANZE IMPENSABILI ADDIRITTURA IN UNA RELAZIONE CURATA DA UN AMBASCIATORE DELLA REPUBBLICA DI VENEZIA
e comunque in sintonia con i TEMPI TRAVAGLIATI DA UNA SOSTANZIALE PERDITA DI FIDUCIA NEI VALORI ISTITUZIONALI E DAL TERRORE DI UNA QUASI IMMINENTE APOCALISSE.

da Cultura-Barocca

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