Il massacro di Lisbona del 1506

Incisione relativa al Massacro di Lisbona – Fonte: Wikipedia

I portoghesi odiavano i marrani più di quanto odiassero gli ebrei, considerandoli né cristiani, né ebrei, ma atei ed eretici.

Più di un portoghese preferiva la morte piuttosto che essere curato da un medico marrano.

L’odio provato per i marrani, che era stato represso per lungo tempo, esplose a Lisbona.

Il 17 aprile 1506, vennero scoperti diversi marrani che possedevano “alcuni agnelli e pollame preparato secondo gli usi ebraici; oltre a pane non lievitato e erbe amare, secondo le regole della Pasqua ebraica, la cui festività celebravano a notte fonda”.

Alcuni di loro vennero catturati, ma rilasciati dopo pochi giorni.

La popolazione, che si aspettava di vederli puniti, giurò vendetta.

Nello stesso giorno in cui i marrani vennero liberati, i domenicani mostrarono in una cappella laterale della loro chiesa, dove erano presenti diversi neo-cristiani, un crocifisso e un reliquiario di vetro dal quale usciva una luce particolare.

Un neo-cristiano, che fu così incauto da spiegare questo miracolo come dovuto a cause naturali, venne trascinato fuori dalla chiesa e ucciso da una donna infuriata.

Un domenicano incitò ulteriormente la popolazione; e altri due, crocifisso alla mano, girarono per le strade della città gridando “Eresia!” e invitando la gente a distruggere i marrani.

Tutti i neo-cristiani trovati nelle strade vennero uccisi, e ne seguì un terribile massacro.

Più di 500 marrani vennero uccisi e bruciati il primo giorno; e le scene di uccisione furono ancor più atroci il giorno seguente.

Le vittime innocenti della furia popolare, giovani e vecchi, vivi e morti, vennero trascinate fuori dalle loro case e gettate sulle pire.

Anche cristiani che in qualche modo somigliavano ai marrani vennero uccisi.

Tra le ultime vittime, è più odiata di tutte, ci fu l’esattore delle tasse João Rodrigo Mascarenhas, uno dei marrani più facoltosi e distinti di Lisbona; la sua casa venne completamente demolita.

In questo modo, almeno 2.000 marrani perirono nel giro di 48 ore.

Re Manuele punì severamente gli abitanti della città.

I capipopolo vennero impiccati o squartati, e i domenicani che avevano dato il via alla rivolta vennero garrotati e arsi.

Tutte le persone condannate per omicidio o saccheggio vennero punite corporalmente, e le loro proprietà confiscate, mentre la libertà di religione venne garantita ai marrani per vent’anni.

I neo-cristiani del Portogallo, che si distinguevano per il loro sapere, i loro commerci, e le loro imprese bancarie, ma erano molto odiati, disprezzati e malignati dai cristiani, furono spinti a serbare migliori speranze per il futuro dall’apparire di un ebreo straniero, David Re’ubeni.

Non solo questi venne invitato da Re Giovanni a visitare il Portogallo, ma come appare da una lettera del 10 ottobre 1528, di Don Martín de Salinas all’infante Don Fernando, fratello dell’imperatore Carlo di Spagna, egli ricevette anche il permesso “di predicare la legge di Mosè” (Boletin Acad.

Hist. xlix, p. 204).

I marrani consideravano Re’ubeni come il loro salvatore e Messia.

Anche i neo-cristiani di Spagna udirono la lieta notizia; e alcuni di essi si misero in viaggio alla sua ricerca.

L’esultanza durò per qualche tempo. L’imperatore Carlo V inviò addirittura diverse lettere al suo reale fratellastro sull’argomento.

Nel 1528, mentre Re’ubeni era ancora in Portogallo, alcuni marrani spagnoli scapparono a Campo Mayor e liberarono con la forza una donna imprigionata dall’inquisizione a Badajoz.

Si sparse improvvisamente la voce che i marrani dell’intero regno si erano uniti per fare causa comune.

Ciò aumentò l’odio della popolazione, e i neo-cristiani vennero attaccati a Gouvea, Alentejo, Olivença, Santarém, e in altri luoghi, mentre nelle Azzorre e sull’isola di Madera vennero massacrati.

Questi eccessi portarono il re a credere che l’inquisizione portoghese fosse il modo più efficace di soddisfare la furia popolare.

I marrani portoghesi condussero una lunga e aspra lotta contro l’introduzione del tribunale, e spesero somme immense, con alcuni risultati soddisfacenti, per portare dalla loro parte la Curia e i cardinali più influenti.

I sacrifici fatti dai neo-cristiani spagnoli e portoghesi furono stupefacenti.

Gli stessi marrani che da Toledo avevano istigato la rivolta dei comuni nel 1515, Alfonso Gutierrez, Garcia Alvarez “el Rico”, e gli Zapata, offrirono attraverso i loro rappresentanti 80.000 corone d’oro all’imperatore Carlo V, se egli avesse mitigato la durezza dell’inquisizione (REJ xxxvii, p. 270 et seq.).

Tutti questi sacrifici comunque, in particolare quelli fatti dai Mendes di Lisbona e delle Fiandre, non furono in grado di impedire o ritardare l’introduzione del Sant’Uffizio in Portogallo.

I marrani vennero consegnati alla furia popolare e ai servitori senza cuore dell’inquisizione.

Le loro sofferenze furono indicibili.

A Trancoso e Lamego, dove vivevano molti marrani benestanti, a Miranda, Viseu, Guarda, Braga, e altrove, essi vennero rapinati e uccisi.

A Covilhã la gente progettò il massacro di tutti i neo-cristiani in un giorno, e per ottenere ciò più facilmente, i prelati richiesero alle Cortes, nel 1562, che ai marrani fosse richiesto di indossare uno speciale distintivo, e che agli ebrei delle città e dei villaggi venisse ordinato di tornare a vivere nei ghetti.

da Cultura-Barocca

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