La poetessa di La Scanderbeide

Nel 1623 a Roma, per i torchi di Andrea Fei, esce La Scanderbeide, poema eroico di Margherita Sarrocchi, poetessa nata a Napoli o a Gragnano (NA) nel 1569 e morta a Roma nel 1617 o 1618.

Aprosio ne parla espressamente a pagina 83 del suo Buratto (egli si riferisce verisimilmente alla edizione finale e completa del poema, tuttora ingressata nella sua “Libraria” intemelia: La Scanderbeide, poema heroico della Sig.ra Margherita Sarrocchi … dal Sig. Giovanni Latini … dato alla stampa, In Roma : per Andrea Fei, 1623 [6], 250 p. ; 4°).

Margherita Sarrocchi viene citata dall’Aprosio anche nel catalogo delle donne letterate inserito a pagina 29 dello Scudo di Rinaldo edito: l’identificazione può però tuttavia sfuggire atteso che, per errore di stampa, ella viene menzionata quale Margherita Tarrocchi.

Il poema della Sarrocchi in effetti era però già stato pubblicato da Lepido Facij, ancora a Roma, nel 1606, sebbene incompleto [ secondo SBN La Scanderbeide poema heroico della signora Margherita Sarrocchi. Dedicato all’ill.ma & ecc.ma sig.ra D. Costanza Colonna Sforza marchesa di Carauaggio edito “In Roma : appresso Lepido Facij, 1606”].

La Scanderbeide prende nome dal protagonista della vicenda epica, l’albanese Giorgio Castriota detto Scanderbeg, sottratto alla sua famiglia da Murad II allorché l’imperatore ottomano conquistò l’Albania, convertito alla religione musulmana, fatto capitano dei Giannizzeri. Il poema prende spunto dalla seconda parte della vita dell’eroe, che durante l’assedio di Belgrado matura l’idea della ribellione politica e della riconversione al cristianesimo, quindi riconquista l’indipendenza dell’Albania dall’impero. Il soggetto si attaglia particolarmente alle esigenze dell’epica controriformata: la figura di frontiera incarnata dall’eroe, campione dell’Islam provvidenzialmente ravvedutosi e tornato in seno all’occidente cristiano, diviene paradigma di un sovradisegno celeste che ordina e ricompone i destini individuali e la sfera temporale dell’esistente. L’elemento della conversione, la cui fascinazione e viscosità esercitano grande influenza nel regno dell’epica post-tassiana, rende il personaggio storico Scanderbeg protagonista perfetto di un poema eroico”: così scrive Serena Pezzini in Ideologia della conquista, ideologia dell’accoglienza: La Scanderbeide di Margherita Sarrocchi (1623), MLN – Volume 120, Number 1, January 2005 (Italian Issue), pp. 190-222 – The Johns Hopkins University Press.

Su Margherita Sarrocchi molti dati sono recuperabili dalla PINACOTHECA.. di Giano Nicio Eritreo, autore assai caro all’agostiniano ventimigliese e di cui l’erudito spesso recuperò, proprio da quest’opera tuttora posseduta in Ventimiglia (IM) dalla C.B.A., importanti elementi documentari (nel LIBRO I la voce SARROCCHIA MARGARITA). L’Eritreo si soffermò a dissertare sulla SARROCCHI di cui vantava conoscenza personale e che presentò quale una donna sostanzialmente complessa.
L’Eritreo ne loda apertamente il talento poetico, la capacità di comporre in lirica ed epica, la versatilità dell’ingegno espressa in tante Accademie e parimenti la predisposizione alla filosofia. Ma contestualmente ne registra il carattere fieramente polemico, l’alto concetto di se stessa e del sesso femminile: allo stesso tempo però registra, con qualche parentesi cautelare, osservazioni spicciole alquanto sorprendenti.
Ad esempio afferma che nel giudizio di parecchi “maligni”, era giudicata uomo tra le donne e donna fra gli uomini (p. 260) ed ancora che …in quanto a pudicizia ella godeva della fama [pessima] riservata alle poetesse, alle musicanti, alle cantanti ed attrici ed a tutte quelle che si volsero alle arti della pittura e della scultura tralasciando quelle della lana e della conocchia….

da Cultura-Barocca

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