Libertini pentiti nel Seicento

Il MANOSCRITTO DELLE RIME DI SCIPIONE CAETANO venne donato ad Aprosio dal poeta Pietro Michiel (o Michiele), uno dei nomi di maggior prestigio della celebre e libertina “ACCADEMIA DEGLI INCOGNITI” di Venezia,  che sempre fu riconoscente verso Aprosio anche per aver risolto una sua complessa situazione esistenziale RIUSCENDO “IL VENTIMIGLIA” A FARLO CONGIUNGERE, SEPPUR SEGRETAMENTE, IN LEGITTIME NOZZE CON LA SUA AMATA CONCUBINA DI NOME APOLLONIA. La vicenda non è in effetti molto nota anche se Aprosio offre dati interessanti concernenti il suo soggiorno presso Pietro Michiel nel Cadore. Dopo aver trattato i fatti nelle pagine del suo repertorio (pur se sempre il frate intemelio scrive la Biblioteca Aprosiana del 1673 per varie ragioni in terza persona, vale a dire quella del “Cornelio Aspasio Antivigilmi” che sarebbe un suo seguace ma che in effetti è lui stesso sotto forma di anagramma puro), Aprosio il “Ventimiglia” continua a trattarne parlando di APOLLONIA. CITANDO ANCHE UNA LETTERA DEL LOREDAN/LOREDANO AD ANTONIO MICHIEL, FIGLIO DI PIETRO (aggiungendo il Loredano che, verosimilmente per motivi di riservatezza, IL MATRIMONIO AVREBBE DOVUTO CELEBRARSI NEL CADORE).

Quindi RIDISCRIVENDO GLI SPONSALI, REGISTRANDO PURE LA FERVIDA SODDISFAZIONE ESPRESSA IN CHIESA DAL MICHIEL, LIETO D’ESSER SFUGGITO GRAZIE AD APROSIO ALLA SCHIAVITU’ VERSO ASMODEO, CIOE’ IL DEMONIO, IN NOME DI ILLECITA LUSSURIA CONIUGATA AD ANTIFEMMINISMO, RIPORTATA DA APROSIO E POI RECUPERATA DA ALTRI “LIBERTINI” NELLA STESSA SITUAZIONE. ASMODEO VIENE CITATO COME ESEMPLIFICAZIONE DI TUTTI I DEMONI IN UN CONTESTO EPOCALE IN CUI LA LUSSURIA (CONNESSA A RELAZIONI ILLECITE E MISOGINIA) ERA VISTA COME UNA DELLE FORME PIU’ USUALI DEI DIAVOLI PER FAR PERDERE GLI UOMINI.

Stando a quanto scrisse nel suo repertorio biblioteconomico Aprosio riuscì a conciliare con la morale cristiana la sitazione amorosa del Michiele: in base a quanto scrisse del fatto se ne parlò alquanto e la reputazione del frate agostiniano come abile ad affrontare i casi di coscienza ed esperto nella risoluzione dei conflitti amorosi crebbe a dismisura.

Fu forse lo stesso Ventimiglia, per dimostrare ai superiori che non era solo “poeta” come da alcuni detto ma anzi uomo di fede ligio ai suoi doveri, ad alimentare la portata della sua impresa a pro del Michiel ma indubbiamente la cosa dovette godere di ottima risonanza se un altro Incognito Francesco Maria Gigante tramite una lirica poi edita nel cap. XXIX de Lo Scudo di Rinaldo vanamente chiese il suo aiuto riferendo appunto il caso “fausto” del Michiele non più servo d’amore.

COME FRANCESCO MARIA GIGANTE e poi trascrivendo una ELEGIA A LUI EPISTOLARMENTE INDIRIZZATA NEL LUGLIO 1643 DA PIETRO MICHIEL che si conclude (con SPECIFICO ELOGIO POETICO DEL “VENTIMIGLIA”) con un FINALE RINGRAZIAMENTO PERSONALE AD APROSIO, che lo pubblica – assieme alla composizione poetica del Michiel – nel suo repertorio biblioteconomico, precisandone la ragione.

da Cultura-Barocca

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