Prodromi di istruzione pubblica nel Seicento

A Ventimiglia (IM) la Biblioteca Aprosiana è un monumento straordinario e non solo per i libri rari e talora unici del Fondo Antico, ma in forza del fatto che fu la Prima Biblioteca Pubblica di Liguria finendo per costituire un passo importante nella democratizzazione della cultura che Aprosio voleva aperta a tutti non solo ai privilegiati, i quali con le loro privatissime biblioteche relegavano gli umili nella palude dell’ignoranza. Certo non tutto mutò di colpo ma, pensando alla sua realizzazione, non si può non pensare come Aprosio, pur con i suoi pregi e difetti di cui a lungo si parla in Cultura-Barocca, fosse avanti agli altri, a molti altri nel considerare l’istruzione ed i suoi strumenti, libri e documenti, un viatico per una vita migliore. Ma non fu la sua un’impresa facile e spesso si sentì scoraggiato, ma resistette e vinse.

Qui sotto (rimanandante al testo con i necessari collegamenti onde capire e visualizzare documenti e testi) per chi ha voglia di leggere si può compulsare una storia di confronti intellettuali a volte durissimi, in quanto all’epoca fornire agli umili materiale culturale da consultare, altrimenti per loro introvabile, poteva rappresentare una piccola quanto straordinaria rivoluzione.

“Antiporta” (con ampia esplicazione critica moderna sulla sua significanza quale messaggio iconografico) del repertorio biblioteconomico del 1673 La Biblioteca Aprosiana qui integralmente digitalizzato e multimedializzato (intitolato come la “Libraria Aprosiana” eretta in Ventimiglia) ove scrisse Aprosio a riguardo della Chiesa e quindi del “sopraelevamento per la Libraria” (si possono anche qui consultare dal testo multimedializzato – voci attive in rosso – tutte le riflessioni dell’erudito in merito al complesso abbaziale).

Soprattutto l’incredibile lotta nel modificare una struttura religiosa nel passato ovvero lo scontro Aprosio – “Frate Tragopogono”, per rivisitare architettonicamente il Convento di S. Agostino a Ventimiglia accorpandovi la prima “Prima Biblioteca Pubblica Ligure”, reputata però dai conservatori ed oppositori impropriamente strutturata in un convento e peraltro non esclusivamente fratesca. Considerando che per Aprosio, “il Ventimiglia”, il materiale culturale non doveva essere un privilegio dei pochi, appartenenti ai ceti dominanti, ma un bene di tutti in nome di una superiore proprietà di documentazione e preparazione anche di quanti non potevano permettersi spese gravose per acquistare libri finendo per dipendere, anche in merito alle informazioni più semplici, da ristretti ed esosi ristretti gruppi culturali e, soprattutto, per non cadere in truffe di vario genere perpetrate da professionisti veri ma soprattutto da ciarlatani e pure da pseudoreligiosi abili nell'”arte del raggiro”.

Proprio perché Biblioteca Pubblica e quindi maggiormente esposta a furti e danneggiamenti vari, Aprosio prese provvedimenti superiori a quanto usuale onde tutelarne la conservazione. Molti personaggi illustri la visitarono, ma la loro memoria dipende da quanto scrisse Aprosio sì da non poter citare nomi di visitatori comuni su cui nulla registrò.

Merita comunque un cenno, per quanto non fosse un umile, G. D. Cassini, futuro “Astronomo dei Re”, condottovi, anche per conoscere Aprosio che gli fu mentore per vie di approfondimento in ambito genovese, dal suo istitutore G. F. Aprosio di Vallecrosia, rettore di Vallebona.

Si potrebbe obbiettare che gli umili avrebbero fatto fatica ad avvalersi di una Biblioteca Aprosiana ove i testi scritti in latino erano forse più numerosi di quelli stampati in italiano. E’ un luogo comune e in buona parte condivisibile, ma è da dire, come peraltro si vede da documenti notarili, che una certa conoscenza del latino era offerta da scuole, di matrice ecclesiastica (istituite su lasciti testamentari, la cui proliferazione divenne però poi col tempo causa di problemi sì da comportare una revisione da Napoleone Bonaparte) come nel caso di un ricco abitante di Vallecrosia, tale Giovanni Aprosio, figlio del defunto Marco, per cui appunto a Vallecrosia dal 1632 prese a sussistere una “Scuola Pubblica di leggere, scrivere ed elementi di Lingua Latina” (questi ultimi impartiti a pagamento e su richiesta).  Chiaramente sussistevano tanti limiti a fronte della scuola per ragazzi di ceti abbienti e della lunga mancanza di scuole pubbliche per fanciulle, ma alcuni motivati genitori di più larghe vedute ed ambizioni, oltre che di maggiori disponibiltà economiche, non furono refrattari dallo spendere pur di potenziare anche nel latino la competenza dei figli, utile, se non quasi necessaria, specie per quanti nei borghi giunsero a ricoprire cariche pubbliche, come quella di Sindaci: sì da sapere scrivere oltre che calcolare riuscendo, pur nei limiti di quanto appreso, ad intendere il latino, lingua peraltro da giudicare basilare nel campo dell’amministrazione dell’epoca.

da Cultura-Barocca

Precedente Quando si credeva che la vista del sangue versato facesse scoprire gli assassini Successivo Cassiano dal Pozzo