Riflessioni intorno al diario di un antico emigrante italiano

La visita oculistica agli immigrati in Ellis Island – Fonte: UCR/California Museum of Photography Ellis Island photographs from Keystone-Mast Collection

Io sottoscritto GIUFFRA ANTONIO, figlio di Giuffra Matteo, sono nato nel 1871 a Cassanesi nel comune di Trebogna, sono cresciuto nella casa paterna fino all’età di 16 anni poi non avendo voglia di studiare mi sono imbarcato per l’America“: tutto ciò per fuggire, come in questo caso, a MISERIA E DISOCCUPAZIONE e senza particolari esigenze, sì da diventare anche vittima di imprenditori spregiudicati, accettando qualsiasi LAVORO In questa maniera comincia un taccuino di 29 pagine, conservato presso l’ARCHIVIO LIGURE DELLA SCRITTURA POPOLARE in Genova, redatto con una grafia abbastanza larga e dalla sintassi incerta tipica di chi non ha consuetudine con la pratica dello scrivere.

La narrazione diaristica fa riferimento a due viaggi da EMIGRANTE negli Stati Uniti (rispettivamente nel 1888 ed ancora nel 1896), al servizio militare del narratore, al suo matrimonio, ad ancora altre vicende esistenziali, tra le quali merita un cenno una tempesta incontrata durante uno dei viaggi marittimi, nel corso dei quali a malapena il BASTIMENTO su cui viaggiava il Giuffra riuscì ad evitare un naufragio.

ANTONIO GIUFFRA faceva parte dei ben 15 milioni di ITALIANI che, tra 1861 e 1920, raggiunsero gli Stati Uniti (gli emigranti che definitivamente vi si fermarono furono, naturalmente, di meno, grossomodo 4 milioni e mezzo: invero la maggior parte, come il GIUFFRA, erano dei temporanei, gergalmente detti UCCELLI MIGRATORI) e rientrava tra i circa 2 milioni di italiani che presero il via per la loro avventura oltre oceano dal porto di Genova: più estesamente era altresì da annoverare tra i ben 22 milioni di passeggeri che, tra il 1892 ed il 1924, sbarcarono a New York, passando per il sito obbligato di ELLIS ISLAND, il luogo in cui gli immigranti venivano ACCOLTI, VISITATI E SCHEDATI ma non obbligatoriamente AMMESSI ad entrare nel paese nordamericano e che, per certe vicissitudini, in qualche modo meritò l’etimo di ISOLA DELL’INFERNO.

Esiste, per investigare su questo enorme fenomeno di spostamenti di massa, un sito internet (appunto di Ellis Island) che se visitato permetto ricerche interessanti ed opportune riflessioni critiche.

A proposito del cognome GIUFFRA, quello dell’estensore del citato diario, si individuano 50 schede che riguardano 30 uomini e donne: la replicazione dei nomi citati oltre che ad omonimia dipendeva anche dalla circostanza che alcuni emigranti (come appunto ANTONIO GIUFFRA) raggiunsero quel porto in più di una occasione.

La precisione delle tecniche di schedatura ai tempi della grande immigrazione italiana non era sempre puntuale e risentiva di una certa approssimazione, anche in dipendenza di una tendenza linguistica all’americanizzazione degli etimi italiani: così il paese di TRIBOGNA (appunto patria di Antonio Giuffra ed altri emigranti liguri) alternativamente divenne TRILOGNA, TRIBEGNA, FRIBUGNA, TERIBUGNA (ma d’altronde anche la ben più nota GENOVA in varie occasioni fu trascritta dai funzionari americani con una serie di forzature sì da diventare GENOA se non addirittura GENOSA.

Districandosi fra questi impacci nella registrazione dei dati si individua alla fine un certo ANTONIO GIUFFRA ma ben presto ci si rende conto che non può essere identificato con l’autore del menzionato diario: “questo” ANTONIO GIUFFRRA infatti nel 1913 aveva 30 anni, epoca in cui invece l'”autore della cronaca” doveva contarne almeno 42.

La mancanza dei dati dell’ANTONIO GIUFFRA, estensore del piccolo diario, si giustifica proprio leggendo il suo scritto: il viaggio del 1896 (quello che poteva servire per identificarlo, atteso che il viaggio del 1888 non è utile per siffatte ricerche, visto che si svolse in epoca anteriore alle procedure di registrazione e schedatura degli immigranti) ebbe in effetti i crismi della clandestinità.

ANTONIO GIUFFRA lo aveva infatti intrapreso allo scopo di evitare la chiamata alle armi onde partecipare alla infausta spedizione italiana in Abissinia, per quell’impresa coloniale che si concluse invece con la tragica sconfitta di Adua. E del resto questo nostro GIUFFRA in tale circostanza nemmeno sbarcò a New York scegliendo di raggiungere diverse destinazioni, lavorando quale marittimo allo scopo di mantenersi assieme al vitto anche le altre spese di viaggio.

Scorrendo la documentazione elettronicamente registrata nella banca dati della “Fondazione Agnelli”, intitolata “Italiani nel mondo”, si arriva alla definizione degli elenchi di 200.000 italiani giunti via mare a New York nel periodo 1882-1891, quello cioè del primo viaggio da emigrante fatto dall’ ANTONIO GIUFFRA estensore del citato, piccolo diario: ed in questo caso il personaggio viene individuato.

Dalla documentazione si apprende che, ragazzo di 17 anni, senza alcuna professione dichiarata, ANTONIO GIUFFRA, del quale era anche ignoto il luogo di provenienza, si era imbarcato per gli Stati Uniti a Le Havre sul piroscafo “La Champagne” sì da raggiungere New York (che nel diario risulta sostituita dal toponimo italiano gergale “Novaiorche”) il giorno 20 agosto 1888 (quello appunto dell’arrivo del primo viaggio transoceanico). ANTONIO GIUFFRA grazie alle pagine che scrisse (ed alla tesi di laurea che ne è stata ricavata e che risulta consultabile in forma di ipertesto multimediale) risulta essere, alla fine delle ricerche, uno dei più documentati testimoni di quel fiume di uomini che, sulle vie dell’emigrazione e della speranza, si riversarono in New York.

da Cultura-Barocca

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