Sulla famiglia di Angelico Aprosio

Nonostante l’ampia sarcina narrativa dedicata a Ventimiglia, Aprosio nel suo “repertorio biblioteconomico” non offre molte informazioni sulla sua famiglia: semmai si sofferma maggiormente a parlare in generale degli APROSIO delineando il loro STEMMA ARALDICO.
Giusy Ingenito, funzionaria della Sezione dell’Archivio di Stato di Ventimiglia (IM), ha però individuato alcuni atti che contribuiscono a gettare una certa luce sulla famiglia di Angelico Aprosio.

Tra i documenti reperiti merita di essere evidenziato un testamento fatto redigere dalla madre Petronilla (che alla comune maniera gergale dell’epoca vien nominata quale Peirineta/Peirinetta) nel 1616 laddove, tra altre cose, stabilisce un lascito annuale di lire 10 genovesi a beneficio dell’agostiniano Angelico Aprosio Seniore, destinato poi ad essere ascritto da Angelico fra i “Fautori dell’Aprosiana”, che, “Lettore di Sacra Teologia”, assunse l’incarico di istruire in “gramatica” il giovane Aprosio.
La scuola cui allude Aprosio ancora nella sua Biblioteca Aprosiana quella che frequentava così assiduamente e volonterosamente da meritarsi dai compagni l’appellativo di filosofo doveva quindi trovarsi in un ambiente interno o prossimo al cenobio agostiniano.

L’atto reperito dalla Ingenito ci ragguaglia comunque di vari altri particolari: all’epoca in cui fu redatto il giovanissimo Angelico aveva 9 anni, era l’unico figlio maschio superstite, i suoi nonni Stefano Aprosio (materno) e Luigi/Ludovico/Lodisio Aprosio (paterno) erano defunti; il padre apparteneva alla borghesia intemelia, aveva alcuni possedimenti, anche a Nervia e sul Colle di Siestro, oltre che la casa residenziale che si trovava extra moenia cioè nel quartiere, relativamente prossimo al Convento agostiniano, detto della BASTIA/BASTITA.
Il padre (morto nel 1626) del futuro bibliofilo dove essere un commerciante od un mercante [in altro documento si allude, in una quietanza relativa al suo commercio di cocolle nel senso di bozzoli di bachi da seta] e doveva fruire di un discreto capitale e di una certa valenza economica per quanto Angelico lo descriva qual poverh’uomo.

In un contesto pregno di Criptoletteratura e di Dissimulazione Honesta alla maniera di Torguato Accetto, Aprosio par suggerire l’idea di celebrare la realizzazione della “Libraria Aprosiana” ad un suo avo tal Aprosio Angelico Seniore (pag. 417), sistemando all’ingresso della stessa lo Scudo Araldico della Casata Aprosio = nel repertorio biblioteconomico da cui si cita Angelico Aprosio che si definisce anche Angelico Aprosio Iuniore annota ma vi fu chi contraddisse, e fecero bene: potendosi da quello immaginare i Posteri, che fusse fatto da una intera famiglia, quello che si fe con le industrie di Fra Angelico, il quale quantunque habbia inciso il suo Ritratto, dipinto da perito artefice, che fu il Cavaliere Ridolfi Vicentino, posto a sedere in una Secia di veluto cremisi: intorno al che penso non facesse altra riflessione, si come osservò nel farsi porre in mano un Crocifisso con una cartella, che porta uno scritto Nec Mors, volendo alludere all’operatione di Uno, di cui scrisse la vicacissima Musa del dottissimo Passerini, leggerissimo Distico….(pp. 418 – 419) = resta arduo ipotizzare se Aprosio, dopo aver condiviso (se non ideato ad altri attribuendolo) il progetto se ne sia distaccato per – come scritto – non confondere i meriti della sua famiglia con i propri o semmai non abbia fatto ciò atteso lo scopo di arginare ulteriori polemiche in merito a quelle riguardanti le alterazioni del Convento per realizzare la Libraria e per ribattere alle quali egli scrisse “parole di fuoco

da Cultura-Barocca

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