Sull’autore della Istoria del Concilio di Trento

Fonte: Wikipedia

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Pietro Sforza Pallavicino (1607-1667) fu storico e letterato italiano, di nobile famiglia parmense (discendente di un generale della Serenissima e “aggregato” alla nobiltà veneta), studiò al Collegio Romano e alla Sapienza.
Nel 1628 ottenne la laurea in filosofia e in teologia, ma si occupò anche di letteratura e scienza; per la conquistata fama culturale fu fatto “principe” dell’Accademia degli Umoristi e si legò in amicizia ad intellettuali galileiani come V. Cesarini e G. Ciampoli.
Verso il 1630, abbracciato lo stato ecclesiastico, ricoprì la carica di governatore a Jesi, Orvieto e Camerino; successivamente nel 1637 entrò nella Compagnia di Gesù.
Compose, in varie tematiche, opere diverse di stampo estetico, filosofico o di pura creatività come l’Ermenegildo martire (1644).
Di lui si ricordano in particolare la ponderosa (se ne può vedere la digitalizzazione a questo link) opera Del bene (1644, dialogo in 4 libri, uno dei maggiori trattati di estetica del Seicento), le Considerazioni sopra l’arte dello stile e del dialogo (1646), le Vindicationes Societatis Jesu (1649).
Dal 1651-53 fu consultore della congregazione che, su ordine di Innocenzo X, esaminò e poi condannò l’Augustinus di Giansenio.
Fu celebre autore della Istoria del concilio di Trento (1656-57), vanamente, però, scritta a confutazione della Istoria di P. Sarpi, con la quale perse il confronto; nonostante lo Sforza Pallavicino potesse consultare materiale di prima mano anche grazie alla collaborazione di Terenzio Alciati.
Dopo esser stato fatto cardinale nel 1659, stese gli Avvertimenti grammaticali per chi scrive in lingua italiana (1661), quindi una Vita di Alessandro VII (pubblicata nel 1839-40 ed incompiuta e tuttavia con pagine interessanti sulla peste del 1656-57 e sull’arrivo in Italia della regina Cristina di Svezia).

da Cultura-Barocca

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