Tractatus novus de magnetica vulnerum curatione

Il teologo JEAN ROBERTI vide la luce il 4 agosto 1569 a Saint-Hubert (nelle Ardenne) e si spense il 14 febbraio 1651. Dopo essersi addottorato in teologia nell’anno 1593 entrò nell’ordine dei Gesuiti, dedicandosi con successo all’insegnamento superiore ed universitario.
Per quanto concerne le riflessioni sull'”Unguento Armario” (e quindi la polemica con il Goclenius), della sua notevole produzione libresca, sono da citare qui quali prosecuzione della sua ANATOME (vera e propria stroncatura religiosa del Tractatus) le sue prosecuzioni polemiche, cioè il Goclenius Heautontimorumenos, id est Curationis magneticae et unguenti armarii ruina &c., Luxemburg 1618 ed il meno noto lavoro Metamorphosis magnetica Calvino-Gocleniana, qua Calvino-dogmatistae, et imprimis D.Rodolphus Goclenius stupendo magnetismo in Giezitas migrant &c., Lüttich 1618.
[Per una biobliografia del personaggio si veda: J.E. Foullon, Historia Leodiensis, per episcoporum et principum seriem digesta ab origine populi usque ad Ferdinandi Bavari tempora, III. Liège 1737, 241, 276; – J.F. Foppens, Bibliotheca Belgica, sive virorum in Belgio vita scriptisque illustrium catalogus librorumque nomenclatura &c., II. Bruxelles 1739, 717; – A. de Backer, Bibliothèque des écrivains de la Compagnie de Jésus &c., III. Liège 1876, 223 f.; – J.F. Michaud, Biographie universelle ancienne et moderne, Bd. 36 (Nachdr. Graz 1969), 142; – Sommervogel VI 1900 f.; – HN III3 1038.]

Il ROBERTI inizia la sua polemica avverso il GOCLENIUS in maniera per certi versi emblematica:
…Mio caro e comprensivo Lettore/ Quasi improvvisamente e non atteso mi è comparso a fianco, qui sullo scrittorio, un libello che porta questo titolo “Tractatus novus de magnetica Vulnerum curatione, citra ullum dolorem, & remedij applicationem, & superstitionem Autor Rodolphus Goclenius, Med. D. & Profess. Morpurg. Ordin.”…
Si tratta della II edizione del TRACTATUS del Goclenius dal titolo esatto Tractatus novus de magnetica vulnerum curatione, citra ullum et dolorem, et dolorem, et remedij applicationem, et superstitionem, mirandarum & in naturae maiestate abditarum rerum causas patefaciens. Huic annexus est alter, de luxuriosis ac portentosis nostri seculi conuiuiis, eorumque origine, asseclis & au., Francofurti, impensis Petri Muscoli, & Ruperti Pistorij, 1613 : con qualche correzione di errori tipografici, insignificanti inserzioni (e soprattutto con l’inserzione quale lavoro autonomo di un saggio d’argomento storico-moralistico sui conviti) ma che ripropone sostanzialmente il medesimo testo e soprattutto le stesse idee del lavoro base, quello che poi sarà sempre tenuto in considerazione da lettori, critici ed ammiratori: per ragioni ignote il ROBERTI non era intervenuto in merito alla stampa originaria del 1609, ma interviene ora, decisamente, nell’anno 1618.
E quasi a recuperare il tempo perso con una vivacità espressiva che non riesce a mascherare intenti veramente bellicosi il ROBERTI continua:
…Dopo averlo letto così, di corsa quasi, già subito sono tuttavia inorridito per la tanta empietà che vi ho scorta. Quindi, finalmente esaminatolo con scrupolo e maggior cura, mi sono davvero trovato nella condizione di reiterare quanto scrisse l’antico Poeta: “Oh Dei, un libello oriibile, eppure di argomento sacro”.
Io uso qui la definizione di libello perché non saprei definire altrimenti siffatta pubblicazione, sempre che non piaccia essere più espliciti nominandolo “idolomagico-getico” ed “Idolo magicomaco”.
Ma lasciamo stare grecismi e giochi di parole, tolto ogni fraintendimento si può ben dire che questo scritto professa l’Idolatria, la Magia Getica e l’arte ingannevole dei Prestigiatori.
Ed è tanto chiaro in questo suo programma che sembra davvero un libro ad uso dei Necromanti.
Ed in ciò si rivela, contestualmente, in tutta la sua follia, quasi che intenda nascondere il disegno di far impazzire tutti i buoni Cristiani sì da trascinarli con sè nell’abisso infernale…

Così il ROBERTI chiude il II paragrafo della breve operetta, qui leggibile nel testo antiquario: i paragrafi successivi replicano in sostanza il castello demolitorio che il ROBERTI organizza in merito al Tractatus del Goclenius: par. V (il volume pecca per IDOLATRIA), par. VI (il volume pecca per MAGIA e DIVINAZIONE), par. VII (il volume pecca per ARTE DEI PRESTIGIATORI ed ONIROCRITICA), par. VIII (il volume pecca per NECROMANZIA), par. IX (il volume pecca per BLASFEMIA) [quindi dal paragrafo X al XLIV viene sviluppato un teorema tipicamente retorico e scolastico mirante a dimostrare, non senza colpi di vero effetto, che l’opera, frutto della cultura calvinista e quindi dell’apostasia, a ragione si può definire libro di MAGIA NERA].

Obiettivamente l’opera del GOCLENIUS, prescindendo dall’indubbia massa sapienziale messa in mostra, contiene molte considerazioni discutibili dal punto di vista religiose, una credenza esacerbata nella potenza degli amuleti, sorprendenti cedimenti a tradizioni cultuali pagane o comunque idolatre, un continuo oscillare su un percorso spesso in bilico tra MAGIA NATURALE e SUPERSTIZIONE: ciò gli sarà fatto notare dall’HELMONTIUS che però, dato l’argomento, giustamente fissera le sue riflessioni su certe lacune del GOCLENIUS in merito ai meccanismi dell’UNGUENTO ARMARIO e delle ENERGIE SIMPATETICHE, su cui non è stato sempre esaustivo e chiaro.
Il teologo gesuita non entra mai, né in questa opera né in quella con cui chiude la disputa per quanto sappiamo, sui CONTENUTI DELLA DOTTRINA DELL’UNGUENTO ARMARIO e quindi sulla DOTTRINA DELLE SIMPATIE ED ANTIPATIE COSMICHE: a prima vista ciò sembra inspiegabile ma rientra invece in un’esigenza culturale e religiosa.

Per quanto fondamentalmente avversa al pensiero alchemico, alla spagiria ed ai postulati di Paracelso la Chiesa non è in grado di rigettare i contenuti della DOTTRINA SIMPATETICA che, nel giudizio di molti prelati, ha in qualche modo accettato e talora potenziato all’interno del variegato sistema cultuale delle RELIQUIE: se si può giudicare precoce qualsiasi posizione romana avverso GIROLAMO FRACASTORO, contemporaneo di Paracelso e parimenti studioso della TEORIA SIMPATETICA, chiamato da Paolo III addirittura come medico del Concilio di Trento, emblematica delle posizioni ecclesiastiche, sospese tra rifiuto del paranormale e sua accettazione di fronte ad eventi inspiegati od inspiegabili, è da ritenere quindi l’opera, giammai condannata dall’INDICE, del religioso spoletano PIETRO SERVI.
Ed a questo proposito è emblematico il CULTO DI SAN GENNARO ed il MIRACOLO DELLA LIQUEFAZIONE DEL SUO SANGUE: argomento vieppù sconvolgente attesi i dubbi nutriti addirittura sull’esistenza di tale Patrono.
La reliquia consiste in due bottigliette poste fra i due vetri d’una teca rotonda con lunga impugnatura destinata ad essere maneggiata da chi officia.
La parte rotonda con i vetri ha un diametro di circa 12 centimetri: nella bottiglietta piu’ piccola, cilindrica, si individuano solo alcune macchie all’interno, risultando vuota già dal 1575. La bottiglietta maggiore e’ tondeggiante, appiattita, dal volume grossomodo di 60 millilitri ed e’ parzialmente riempita della sostanza ignota.
L’affermazione di base sulle proprietà miracolose della sostanza nella bottiglietta è che sia inconcepibile che una qualunque sostanza cambi ripetutamente da solida a liquida senza una causa evidente.
Ancor più miracoloso viene reputato poi il suo comportamento nell’eventualita’ che sia autentico sangue.
Ma quella che ci sia un’inesplicabile liquefazione di sangue, oppure di una qualunque sostanza naturale, resta solo l’affermazione principale: infatti al modo tipico delle affermazioni sul paranormale, i punti di vista di chi le sostiene non concordano fra loro e parecchie sono state, anche contemporaneamente, le ipotesi indefessamente avanzate.
Tra queste la stessa Chiesa fra XVI e XVII secolo diede grande peso alla possibilità che “Il miracolo avvenisse in quanto il sangue dell’ampolla era ricongiunto, quando veniva portato accanto al busto aureo e argenteo di San Gennaro, col cranio del santo contenutovi” (invero attualmente nel busto sono conservati solo polvere d’ossa e piccoli frammenti).
Era una teoria connessa ai PRINCIPI DI SIMPATIA/ANTIPATIA (per esempio accolta e pubblicata nel 1659 da LORENZO STRAUSS altro studioso di POLVERE SIMPATETICA ed UNGUENTO ARMARIO la cui opera, raccolta nel THEATRUM SYMPATHETICUM, cita appunto il caso di San Gennaro a PAGINA 141, RIGHE 25 – 26) : e tali PRINCIPI SIMPATETICI erano peraltro anche accettati, seppur fra tante discussioni, sia dall’INQUISIZIONE LAICA che ECCLESIASTICA in merito alle INVESTIGAZIONI SUI MICIDIARIJ DAVANTI AI QUALI I CADAVERI DELLE VITTIME LIBERAVANO ANCHE SE RAPPRESO IL LORO SANGUE.

da Cultura-Barocca

Precedente Un erudito dell'estremo ponente ligure nella Venezia del Seicento Successivo Un erudito italiano in Turchia, India e Persia dal 1614 al 1626