Un erudito del Seicento ed un’opera teatrale spagnola antecedente

Angelico Aprosio amava molto il teatro e ha raccolto opere, anche molto rare. Nel contesto dei tanti autori spagnoli (si veda qui l’indice), dei quali Aprosio raccolse le opere merita [molte delle quali conservate ancora a Ventimiglia (IM) nel fondo che da lui prese il nome], merita una menzione una rarissima edizione ricca di silografie della CELESTINA, opera mediamente attribuita a Fernando de Roias, stampata a Parigi nel 1527.

[Fernando de Rojas (La Puebla de Montalbán, 1465 – Talavera de la Reina, 8 aprile 1541) è stato uno scrittore di identità incerta. Le discussioni sull’identità dell’autore dipendono dal fatto che La Celestina fu dapprima pubblicata anonima a Burgos, probabilmente nel 1499 in una prima forma e ampliata attorno al 1502. Comunque é annoverata tra i capolavori della letteratura spagnola)].

E’ intellettualmente interessante registrare la conservazione alla Biblioteca Aprosiana [di Ventimiglia (IM), appunto], tra altri importanti documenti, una preziosa edizione (“parigina del 1527”) della Tragicommedia di Callisto e Melibea, vero titolo dell’opera, meglio nota appunto come CELESTINA, dal nome della “vecchia puttana” fattasi Mezzana, che in definitiva domina la scena, orchestrando le vicende sentimentali ed erotiche dei due protagonisti.

Aprosio conservò il volume sempre con particolare gelosia. E timore, probabilmente, d’esserne scoperto, proprio contro i suoi doveri di frate e censore. Ne fu fruitore ed ammiratore, trattandosi di opera dai contenuti licenziosi e sempre al limite della proibizione: certo non adatta ad un religioso.

Questo lavoro era in fondo la “Summa” delle momentanee visioni d’una morale a suo modo “di frontiera ed antistatutaria, sia in linea giuridica che ecclesiale”. Donde un aspetto estremo della Condizione della Donna, appunto quello della LENONA. Valgono anche i termini Mezzana, Paraninfa, Ruffiana, tipologia di donna cui Aprosio ascrive quelle che chiama “Raffaelle”. Con una certa sorpresa, Celestina emergeva quale figura sociale (ancor prima che teatrale), in cui si coniugavano il male dei giudizi tradizionali (Celestina, nel rispetto di certi canoni interpretativi, è un’avvinazzata certamente avida e non priva d’atteggiamenti “stregoneschi”) ed il bene, anche un po’ ambiguo, ma tutto sommato piacevole della morale libertina. Ancora Celestina sa svolgere parecchi mestieri, si intende di medicina e piace ai clienti, a Callisto in particolare, da cui “spreme soldi”, ma al quale regala “fantasie e meraviglie” barocche come fughe eccellenti da una vaga noia dell’esistere.

Per intendere giustamente l’importanza di quest’opera teatrale basti sapere che a suo modo ha influito su tutta la tradizione della commedia sin dai primi del XVI secolo e che è entrata prepotentemente, come un irrinunciabile punto di riferimento culturale, anche nella formidabile temperie dell’Italia rinascimentale, sì da influenzare, assieme a tanti altri prodotti teatrali, la stessa celeberrima Mandragola del Machiavelli.

E questo è solo un accenno, incompleto, del rapporto di Aprosio con il Teatro: che amò sia nelle forme delle rappresentazioni in prosa che di quelle in musica.

da Cultura-Barocca

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